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Viaggio in India

domenica, 6 marzo 2011

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titolo: Viaggio in India

autore: Hermann Hesse

Seppur mi aspettassi un contenuto diverso, più mistico e spirituale, questo libro non mi ha affatto delusa. Sono rimasta impressionata dall’attualità delle osservazioni che Hesse ha fatto durante il suo viaggio, nel lontano 1911. Critica aspramente l’impronta lasciata dai colonizzatori occidentali nel profondo, magico, misterioso Oriente. Denuncia lo scempio di architetture dissonanti con l’ambiente che le circondano; elogia la lentezza e la rilassatezza indiane, la suggestività delle starde cinesi; inorridisce di fronte alla strage di alberi del ferro nella foresta vergine e agli Olandesi dediti solo al gioco delle carte, al fumo e all’alcol.
Sono sempre più affascinata dalla scrittura di Hesse, oltre che dal suo pensare. Descrizioni che non lasciano nulla al caso, che fotografano inequivocabilmente squarci di paesaggi e di vita con tale romanticismo e poeticità, da lasciar basiti.
“Alberi dignitosi”, “vegetazione pigra”, “strada convulsa”, “luce piena d’oro e di tepore”, “pioggia selvaggia, avida, devastatrice”, “alba gialla”, “cielo impietosamente caldo”, “selvaggio silenzio”, “ardente fertilità”, “oscurità lanuginosa”, “feconda valle”, “aria febbrile”, “colore turchino fosco e nobile”, “notte blu”, “caldo satanico”, “cielo torrido e nero”, “scimmie selvaggiamente liete”,”iridescenti farfalle”, “folle febbre di vita e di prodigalità”, “soffocante ebbrezza di procreazione”, “bosco eterno”, “esuberante vegetazione”: tutto questo,e molto di più, è l’Oiente di Hesse. Incredibilmente affascinante il capitolo “Sogno a Singapore”, senza dubbio intriso degli effetti dell’oppio, del vino rosso e del whisky del cui frequente uso lo scrittore non fa mistero.
Ho due rimproveri da fargli, però:
* detesto la sua passione per le farfalle, che lo ha portato a catturarne di vive e meravigliose per arricchirne la collezione;
*”Prima di partire, buttammo le bottiglie vuote nel fiume”. Non mi capacito ancora di un tale attentato alla natura, disinvoltamente confessato nel corso del racconto.

“Una casa malese, appena terminata, dopo tre mesi, sarà perfettamente integrata nel paesaggio, come se fosse stata costruita da cinquant’anni; invece un palazzo residenziale olandese, una chiesa inglese o un edificio scolastico cattolico di stile francese non potranno mai rallegrare il nostro sguardo, fintanto che non avranno posto termine alla loro esistenza carica di colpe e non avranno restituito alla natura le singole parti di cui sono composte”.